Un nuovo punto di vista: Sergio Siano

Sergio Siano, figlio d’arte, da anni fotoreporter de Il Mattino e collaboratore per numerosi e fortunati lavori editoriali. Il suo talento e la sua professionalità esplorano con fermento e operosità tutte le anime di Napoli: dalla cronaca nera alla bellezza del mare, dei  vicoli nascosti, della storia immensa della città. Tra le pubblicazioni piu famose ricordiamo la sua prima opera “Il mare che bagna Napoli”, itinerario fotografico con testi e contributi, tra gli altri, di Maurizio de Giovanni, Francesco De Luca, Liliana de Curtis. E la collaborazione con Vittorio del Tufo per “Trentaremi. Storie di Napoli magica”.

Un aggettivo per descrivere Napoli.

E’ difficile individuare un solo aggettivo. Napoli è necessario conoscerla per riconoscerla.

Sono cresciuto tra i Quartieri Spagnoli e il Vomero allo stesso modo e con la stessa intensità. Due luoghi molto diversi tra loro. Questa cosa ha determinato molto il mio modo di essere: sono cresciuto tra i contrasti. Non riuscendo a spiegarmeli sin da bambino ho imparato ad osservare ciò che mi girava intorno. Osservare significa anche ragionare, sviluppare la mente, comprendere.

E così sin da ragazzo intuì che qualsiasi cittadino per andare d’accordo con la propria città deve rapportarsi ad essa come se fosse una persona e quindi conoscerla con i suoi difetti di cui vanno capiti i motivi, le ragioni per poi accettarli. Nel caso di Napoli, è necessario conoscerne i riflessi storici, le derivazioni. Perchè Napoli è diversa da qualasiasi altra città. Napoli possiede tanti misteri, ancora tutti da scoprire. E’ così da sempre, non finiscono mai…E’ diversa da altre città perche altre hanno un’unica identità, mentre Napoli ne ha varie e ognuna ha la sua cultura. E’ stata dominata da stranieri e già quando i Greci arrivarono qui era culla di una cultura antichissima.

Una città che fu contadina, con le sue undici 11 colline, e che ancora raccoglie e vive emozioni, abitudini, lasciti che continuano nel tempo. Un esempio? Vico Lungo del Gelso, famoso come il vico delle prostitute e dei “femminielli”. Durante il periodo della guerra gli Americani già andavano lì, portati dai ragazzini dei quartieri. E se vai indietro nel tempo lì c’era una boscaglia, dove da sempre si andava a fornicare.  C’è un qualcosa che viene tramandato inconsapevolemente, e questo vale per tanti posti qui a Napoli. Questa storia vive ancora e soprattuto nei quartieri popolari, dove continua ancora quella vita, una vita a volte come medioevale, con tutta la sua contradditorietà.

Solo un aggetttivo? Unica

Come vedi oggi Napoli?

Le cose negative esistono, però credo molto nel concetto della forza delle unione: un piccolo punto da solo non ha forza, ma tanti punti collegati diventano massa e la massa può distruggere il male. Napoli può mettere insieme le forze positive e insistere per far sì che venga conosciuta e riconosciuta in tutte le sue diversità:  che non si vada più da un quartiere all’altro trattandosi come stranieri. Nella mia mostra Leggenda di un Bacio, auspicavo alla fine di una maledizione su Napoli attraverso un bacio tra Virgilio, rappresentante di storia, cultura e poesia e Partenope, la terra, la natura, la fertilità, l’abbondanza e la bellezza.

Qual è stato il segnale di risveglio?

C’è una presa di coscienza delle persone, dei privati e lo sviluppo di tante iniziative. Non aspettiamo più un intervento esterno ma facciamo da noi. Siamo stati abituati troppo a far da soli, e ora è il momento di mettersi in rete.

Cosa fai tu per contribuire?

Attraverso il fotogiornalismo e i miei libri divulgo e sensibilizzo su quali sono le cose essenziali per sviluppare le positività delle città. Faccio conoscere il più possibile la storia di Napoli per fare entrare in rapporto i cittadini con la propria città.

Ieri, oggi, domani cosa è cambiato?

Ho cominciato a fotografare nel 1985 all’epoca del parcheggio selvaggio e delle chiese chiuse. Un grande risveglio a Napoli fu opera di Mirella Barracco quando coinvolse con le iniziative Monumenti Porte Aperte e Adotta un Museo cittadini e studenti che divennero protagonisti di una rinascita culturale che vide il recupero di luoghi storici e di valore, prima chiusi e abbandonati… All’epoca fui suo giovane collaboratore per un piccolo giornale “Il Cicero” che raccontava le iniziative della Fondazione Napoli ’99. Un altro segnale fu il recupero delle piazze, finalmente liberate dalla macchine ed esposte per la prima volta ai suoi abitanti. Poi ci fu un ulteriore crollo, fino ad oggi.

Perché #unanapolialgiorno?

#unanapolialgiorno può far capire ai napoletani che Napoli è un grandissimo mosaico meraviglioso composto da tante tessere colorate, comprese quelle nere. Ogni giorno ogni cittadino può inserire una tessera in questo enorme mosaico difficile da completare, ma l’intento è proprio quello: completarlo con una tessera alla volta.

sergio-siano-il-mare-che-bagna-napoli-27-dicembre-2004